Q & A

Interview conducted on the 12th March 2020 by Roberto Chinchero in Melbourne, Australia

"Il mio obiettivo? Vincere con Ferrari"

Il campione tedesco, anche se non lo dice apertamentee, lascia capire che vuole restare alla Ferrari, senza l'ossessione di strappare un contratto faraonico: ""Ad un certo punto i soldi smettono di essere la cosa più importante, ma resta sempre la voglia di goderti ciò che stai facendo. Questa per me è la chiave”.

Oggi Sebastian Vettel ha un solo obiettivo: rimanere in Ferrari fino al termine del 2022. Chiariamo: non lo dice, e probabilmente in pubblico non lo dirà mai, ma detto questo non bisogna essere degli affermati psicologi comportamentali per capirlo.
L’avventura in rosso di Seb ha ancora un finale da scrivere e, a dispetto di tutto, Vettel crede ancora fermamente di poter mettere nero su bianco quell’epilogo sognato a lungo sin da quando nell’autunno del 2014 firmo il suo primo contratto con la Ferrari.
Se non fosse così, se Seb avesse messo da parte quel sogno avverato dal suo idolo Schumacher, Vettel non scalpiterebbe per rinnovare il contratto.
Annuserebbe l’aria provando un colpaccio sul fronte economico in altri lidi, ma così non è: anche dopo cinque anni andati meno bene del previsto, Seb a lasciare il Cavallino non ci pensa nemmeno.
La seconda parte dell’intervista concessa a Motorsport.com a Melbourne parla di futuro, nel lungo periodo più che nel breve, dalla voglia di vincere ai soldi alle motivazioni e al tempo, variabile importante nelle scelte che farà Seb.

Non voglio chiederti cosa farai il prossimo anno, anche perché non mi risponderesti. Voglio però capire se hai pensato alla tua carriera nel lungo periodo, su cosa farai, ad esempio, nei prossimi cinque anni...
“Si, ci ho pensato e ci penso ancora, ovviamente. C’è qualcosa che ho in mente, e poi sono realista, non voglio restare in Formula 1 per altri dieci anni”.

Attendo a dirlo! Kimi è ancora qui e se dieci anni fa avessero detto che ci sarebbe stato un pilota di 40 anni, l’ultimo che avremmo pensato probabilmente è lui…
“Sì, è davvero una sorpresa. Ma quello che voglio dire è che noi sportivi abbiamo un tempo limitato. Che tu stia giocando a calcio, tennis, alla guida di una qualunque auto sportiva o navigando nell'Americas Cup, sai bene di avere solo un certo numero di anni per farlo".
"In alcuni sport la carriera è più corta per forza di cose, in altri, è un po' più lunga, ma sai già bene prima di iniziare che il tempo è limitato, anche se magari da giovane non ci pensi. Forse l’unica carriera che non ha questi limiti è quella del giocatore di scacchi, perché ciò che conta è la mente, ma se sei un ciclista puoi anche avere una mente brillante, ma se le gambe iniziano a non rispondere più ai comandi la situazione cambia”.

Quando hai iniziato a pensarci a questo aspetto?
“È qualcosa su cui inizi in modo graduale, a vent’anni non è naturale mettere a fuoco una situazione che sai essere lontana, poi quando superi i trenta ti inizi a chiedere: ‘dove sarò tra dieci anni?’. È un feeling strano, inizi a prendere coscienza strada facendo che ciò che stai facendo non lo farai per sempre, anche se vorresti farlo".
"Sarei stupido ad ignorare questo aspetto, ma non significa che ogni giorno mi sveglio chiedendomi cosa farò nei prossimi cinque anni, sono rilassato sotto questo aspetto, perché credo di essere in una posizione molto fortunata, che mi consentirà di provare a fare tante cose il giorno in cui deciderò di smettere di correre in F1. Forse rimarrò nelle corse, gareggiando da altre parti, forse farò qualcosa di diverso sempre nel motorsport o sarà impegnato in un contesto completamente estraneo, al di fuori di questo mondo”.

Una nuova sfida?
“Sì, una nuova sfida. Ho qualche idea, ma non ho deciso. Ma oggi sono ancora in Formula 1”.

Quando cinque anni fa sei arrivato in Ferrari il tuo obiettivo era tornare al top con questa squadra. Hai sempre lo stesso target del 2015?
“Beh, il mio obiettivo è sempre il medesimo, perché non lo abbiamo ancora raggiunto. Mercedes ci ha battuto negli ultimi anni, dunque la missione rimane sempre la stessa. Abbiamo disputato tante gare, credo che ci siano stati grandi momenti così come delle giornate meno buone, ma come ho detto l'obiettivo resta lo stesso, è ancora lì, il mio obiettivo è vincere con la Ferrari”.

Al momento solo Charles, Ocon e Verstappen hanno un contratto già firmato per il 2021, quindi immagino che si parlerà molto di mercato durante questa stagione. Quando si parla di stipendi, i piloti sono in lotta come in pista, ma non credo sia solo una questione di denaro. Per Ayrton Senna, ad esempio, l’essere il più pagato del paddock diventava un riconoscimento al suo talento. Come la vedi tu?
“Sai, dipende da cosa è davvero importante per te, ciò che ti guida nelle decisioni. Non voglio puntare il dito contro nessuno intendiamoci: se i soldi ti motivano, allora battaglia per quello, ci sono molti uomini di sport e d'affari spinti dal guadagno. Penso che la vera domanda da porsi sia: quando i soldi diventano abbastanza?”.

Intendi dire, quando ci si può permettere di non pensarci più?
“Non è un aspetto della sola Formula 1. Qui siamo in un ‘circus’ che si è un po' perso, circolano moltissimi soldi e i soldi tendono a rovinare le persone. E ritorniamo a quello che ho detto poco fa: bisogna vedere dove hai il tuo limite".
"Ad un certo punto i soldi smettono di essere la cosa più importante, ma resta sempre la voglia di goderti ciò che stai facendo. Il nostro è un lavoro che in pochi riescono a fare, e credo che tutti noi in casco e tuta dovremmo sempre dimostrare di apprezzarlo, essere felice di farlo, goderci un tempo che poco fa abbiamo detto non essere infinito. Questa per me è la chiave”.

Ti immagini in un team di metà schieramento, con le stesse motivazioni e la stessa passione?
“Non lo so, non posso darti una risposta a questa domanda. Non lo so davvero. Quando mi ritrovavo a metà schieramento ero all’inizio della mia carriera in Formula 1, con la Toro Rosso e poco dopo alla Red Bull, anche se li risalimmo in fretta".
"In Toro Rosso il primo anno si lottava per la diciassettesima o la quindicesima posizione, avevo come compagno di squadra Vitantonio Liuzzi e non eravamo abbastanza competitivi. L'anno dopo (il 2008) è stato incredibile: eravamo in grado di lottare per il dodicesimo posto, poi per il decimo, poi alla fine della stagione eravamo costantemente nella top 10”.

Quindi è tutto relativo, in realtà conta il rapporto tra i risultati e gli obiettivi della vigilia...
“Si, dipende dalla situazione: quando inizi a lottare per la top-10, ritrovarti tra i primi 5 è entusiasmante, ma quando passi gli ultimi 10 anni in top-5 e poi ti ritrovi quindicesimo, le sensazioni non possono essere le stesse".
"Va da sé che se ti ritrovi quindicesimo dopo aver passato una vita al diciottesimo posto, ti sembra di aver raggiunto la cosa più bella del mondo. Non penso si riesca a fare finta di niente riguardo al proprio passato, se si è vinto tanto credo che si voglia vincere ancora".
"Guarda Kimi, ad esempio: adesso non può certo lottare per la vittoria. Penso che gli piacerebbe farlo, se potesse scegliere di farlo. Ma alla fine, se sei spinto dalla passione, trovi soddisfazione e ti puoi anche divertire guidando e correndo da solo”.

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