Q & A

Interview conducted on the 12th March 2020 by Roberto Chinchero in Melbourne, Australia

"Nessuno mi ha costretto a venire in Australia"

Il quattro volte campione del mondo ha concesso una lunga intervista a Motorsport.com prima che il GP d'Australia fosse annullato. Ecco qual è stato l'approccio di Seb alle incertezze legate al Coronavirus e alla tredicesima stagione che il ferrarista andrà ad affrontare.

Uno degli effetti che ha creato l’arrivo in Formula 1 di una generazione di piloti giovanissimi, è quello di accelerare l’invecchiamento di chi li ha preceduti.
Non parliamo di rendimento, velocità o aspetti legati a ciò che accade in pista, ma proprio di anagrafe nuda e cruda.
Rimanendo collegati al mondo reale, un link che a volte salta quando si pensa in modalità F1, uno sportivo di 32 anni è nel pieno della maturità, ed è ciò che si pensa se si ha la possibilità di parlare con Sebastian Vettel.
Lui, in passato campione di precocità, passa per essere un veterano perché di fatto è arrivato a Melbourne per iniziare quella che è la già sua tredicesima stagione in Formula 1.
Ma se si guarda bene oltre quella barba (che ci ha messo anni a diventare folta il giusto) c’è ancora molto di quel ragazzino che dodici anni fa stupì il mondo vincendo a Monza e facendolo con una Toro Rosso.
I quattro titoli mondiali non lo hanno cambiato più di tanto, i tre figli sì, ma come sottolinea Seb, guai se nella vita non si cambia.
Con Sebastian si può parlare di tutto, le risposte non sono mai scontate, e col tempo gli argomenti di confronto sono aumentati come il numero di Gran Premi disputati.
Alla vigilia di Melbourne ha concesso a Motorsport.com una lunga intervista, che vi proponiamo a puntate, una chiacchierata che ha preceduto di poco l’annuncio della McLaren che ha portato all’annullamento del Gran Premio d’Australia. Non si poteva che iniziare da ciò che ha tenuto e terrà banco.

Quando ci sono eventi eccezionali si arriva sempre lì: correre o non correre. Qual é secondo te il ruolo dello sport in questi momenti?
“Questo sport è la mia vita, di conseguenza lo è anche la Formula 1. Ha una grande importanza, ma ovviamente comprendo che per il grande pubblico la Formula 1 sia una gara di due ore che si corre ogni due settimane".
"Alla fine ciò che facciamo intrattiene tanta gente, e per quanto in questa situazione sia impossibile capire cosa ci aspetta e fare previsioni su cosa accadrà, si cerca di mantenere quanta più normalità possibile".
"Credo che quando la gente si ritrova costretta a cambiare le proprie abitudini quotidiane, può essere bello offrire qualcosa a cui le persone sono abituate, sperando che insieme regali anche qualche emozione positiva”.

E come vive Sebastian Vettel la situazione attuale?
"Si va avanti, prendendo precauzioni per quanto è possibile, ma in certe circostanze ti metti nelle mani di altre persone. Tutti abbiamo preso un aereo per venire qui in Australia, non credo che nessuno credo sia venuto a nuoto o in barca".
"Quindi ci siamo affidati a coloro che lavorano e gestiscono il trasporto aereo, ed è una scelta nostra, nessuno ci ha obbligati a salire su un volo diretto a Melbourne, nessuno mi ha spinto obbligandomi a salire in aereo, alla fine venire qui è una scelta che ognuno di noi ha fatto liberamente".
"Siamo qui per fare ciò che amiamo, che è correre, ma ovviamente non possiamo non essere consapevoli di quanto sta succedendo e dobbiamo adattarci a quel che accade come tutti”.

Un pilota di Formula 1 convive costantemente con il sogno diventare campione del Mondo. In un contesto come quello attuale cosa cambia, se cambia, nella testa?
“Quando hai 15 anni e corri su un kart, le prospettive sono molto diverse rispetto a quando di anni nei hai 30 o più. Il percorso di vita ci insegna tanto, in alcuni casi si cresce presto, in altri magari un po' più tardi, credo che sia un processo molto importante per la formazione di una persona".
"Posso dire che per quanto mi riguarda sarebbe un errore pensare alla Formula 1 come il centro dell’Universo e che il mondo ruoti intorno ad essa. Oggi ho tre bambini e sono grande abbastanza per capire che non è così. La Formula 1 è sicuramente la mia passione, è stata ed è una parte enorme della mia vita, ma non è il centro di tutto”.

In questi giorni abbiamo visto in modo marcato la differenza di visione tra i piloti più giovani e chi ha un’età maggiore ed un percorso sportivo già affermato. Tu, Kimi e Lewis avete manifestato una visione diversa rispetto ai giovani della Formula 1. Stessa passione ma vedute più ampie: è corretto?
“Si, ma è normale che sia così, come dicevo prima la vita ti insegna parecchie cose. Quando avevo 10 o 15 anni per me esistevano solo le corse, nient’altro che le corse. Tutto ruotava intorno a quello, mentre oggi le cose sono un po' cambiate".
"Questo non vuol dire che la mia passione si sia affievolita, anzi, ma sicuramente sono in grado di andare oltre il mondo del motorsport. Gli orizzonti si ampliano e si è più consapevoli di tante cose".
"Grazie a questo lavoro ho avuto la possibilità di viaggiare molto vedendo una buona fetta di mondo, e questo mi ha permesso di pensare, di vedere altre culture e di entrare in contatto con vicende a me lontane. Credo che sia un’opportunità che aiuta molto la maturazione”.

Stai iniziando la tua 13esima stagione, come ti senti rispetto alla tua prima Melbourne del 2008?
“Ero compagno di squadra di Sebastian Bourdais, lui terminò la gara in zona punti e io mi ritrovati girato alla prima curva e… se non ricordo male contro le barriere. Fu una gara in cui molti altri piloti si ritirarono, quindi se avessi concluso regolarmente la corsa avrei probabilmente portato a casa dei punti. Per me fu una giornata nera, ma per la Toro Rosso alla fine si rivelò un weekend comunque positivo grazie ai punti conquistati dal mio compagno di squadra”.

Le sensazioni alla vigilia della gara che apre la stagione sono ancora quelle di dodici anni fa o oggi è cambiato tutto?
“Alcuni aspetti sono ancora simili, ma in generale il feeling è diverso. Ricordo che quando arrivai qui per la prima volta ero molto più nervoso, non sapevo cosa sarebbe accaduto, e non conoscevo la pista… quindi i punti interrogativi erano parecchi".
"Oggi questi dubbi non ci sono più e in generale so che per quanto possano esserci imprevisti non ci sarà nulla che non abbia già fatto in precedenza, un aspetto che aiuta ad essere più sicuri. Ma quando poi arrivano le qualifiche e la gara, beh, l’adrenalina sale ed è sempre esaltante, soprattutto quando si è alla vigilia della prima gara del Mondiale".
"Diciamo che col tempo impari a seguire una tua routine, sei in generale più rilassato, ma non si è indifferenti quando senti il conto alla rovescia e sai che stanno iniziando le qualifiche o la gara, ed è bello che sia così, per me è sempre così e mi piace che lo sia”.

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